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Farinelli
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Farinelli, pseudonimo di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi (Andria, 24 gennaio 1705 – Bologna, 15 luglio 1782), è stato un cantante castrato italiano.
È considerato il più famoso mwbqcantante castrato della storia.
Contents
• Londra
• Cinema
• Musica
• Radio
• Teatro
• Note
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Biografia
Nacque ad mwcqAndria (nell'allora mwcgRegno di Napoli) in una famiglia agiata della mwcwmwdanobiltà di toga locale; il padre Salvatore, che ricopriva cariche amministrative feudali, era un grande appassionato di musica e volle indirizzare entrambi i figli a professioni del settore, facendo studiare mwdqRiccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu probabilmente il fratello Riccardo a volere per Carlo la mwdgcastrazione, eseguita poco dopo la morte del padre, avvenuta nel 1717cite-ref-1[1]. La castrazione è un'operazione chirurgica che, se effettuata prima dello sviluppo puberale, consente ai maschi di poter conservare la propria voce di mwewsoprano o mwfacontralto. Si deve notare che, a seconda della modalità dell'operazione chirurgica a cui erano sottoposti, i castrati potevano avere uno sviluppo sessuale parziale, e quindi anche sviluppare una parziale mutazione della voce.
Il giovane fu mandato a mwhgNapoli, per studiare mwhwcanto con mwiaNicola Porpora che curò l'affinamento del suo naturale talento di mwiqsoprano. In effetti la sua tessitura vocale potrebbe più correttamente essere definita di mwigmezzosopranista molto esteso, sia verso il basso, fino a toni da contralto profondo (mwiwVinci gli fa toccare il domwja2, nota tenebrosa per una voce bianca), sia verso l'alto dove arrivava, nei vocalizzi, a toccare il domwjq5, nota da sopranista effettivo.
Da quello che ci è dato sapere dovette affrontare un corso estremamente difficile e articolato, della durata di circa sei anni, basato sullo studio del solfeggio, l'intonazione perfetta e la rapidità nel cambiare il ritmo della frase musicale. La cosa più difficile, tuttavia, era acquisire la totale e assoluta padronanza degli abbellimenti, anche i più rapidi e improvvisi, all'epoca pane quotidiano del virtuoso, sui quali praticamente si fondava la sua fortuna o il suo insuccesso.
Secondo l'esperienza di mwkaCaffarelli, come ci è stato riportato, l'impegno di studio giornaliero era così suddiviso:
«Mattina
Un'ora di passaggi di difficile esecuzione, un'ora di lettere, un'ora di esercizi di canto davanti allo specchio per apprendere i vantaggi della parsimonia e i rischi dell'abbondanza nei gesti e nelle espressioni da fare in scena.
Pomeriggio
Mezz'ora di teoria musicale, mezz'ora di contrappunto improvvisato su cantus firmus, un'ora di lettura dei libretti che gli allievi avrebbero in seguito intonati, infine esercizi di respirazione. (Petto e polmoni si sviluppavano normalmente nei castrati e gli esercizi respiratori portavano quegli organi a dimensioni eccezionali; il risultato era quello di ottenere una grande potenza sonora quasi surreale rispetto al timbro di voce, e una lunghezza di fiati spropositata rispetto agli standard moderni)»
(Sandro Cappelletto, La voce perduta: vita di Farinelli, evirato cantorecite-ref-2[2])
All'epoca era d'uso, se non proprio obbligatorio per chi intendeva intraprendere la carriera di cantante, la pratica di scegliere un nome d'arte, che poteva esprimere o significare diverse cose e conferire all'artista una certa personalità e farlo distinguere da tutti gli altri. In pratica, per esprimersi in termini commerciali moderni, era come un marchio di fabbrica che doveva dare immediatamente l'idea del personaggio e aiutare a farlo ricordare e a metterlo in mostra.
Sull'origine della scelta del nome Farinelli, o Farinello, ci sono tre ipotesi: la prima che derivasse dalla professione del padre Salvatore, il quale però mai esercitò la professione di mugnaio, né commerciò mai in farina, grano o granaglie.
Più probabile la scelta di acquisire prestigio con l'associazione con la famiglia Farinel, violinisti e compositori provenienti dalla Francia e in Italia girovaghi per tendenza e necessità. I Farinel però non vissero mai a Napoli, né ebbero in famiglia un cantore castrato. Resta soltanto quella che è l'ipotesi più accreditata, l'associazione con la nota famiglia di avvocati Farina, uno dei quali lo protesse e probabilmente lo finanziò durante il periodo in cui studiava con Porpora. Questo sarebbe attestato da uno scritto di Padre Giovanni Battista Martini, il quale lo aveva saputo direttamente dal cantante nel corso di una delle loro frequenti conversazioni:
«... si spostò in Napoli e sotto la direzione di Niccolò Porpora apprese l'arte del canto ed ebbe la protezione d'uno dei primi avvocati di Napoli, chiamato Farina
»
Il debutto
Il suo debutto avvenne a Napoli, nel 1720, nella mwoaserenata "Angelica e Medoro" (del Porpora), al fianco di mwoqMarianna Benti Bulgarelli, detta la Romanina, di mwogDomenico Gizzi, Musico Soprano della Real Cappella e del Contralto Francesco Vitale, in una mwowsoirée in onore dell'mwpaImperatrice d'mwpqAustria. Il libretto era la prima prova teatrale di mwpgPietro Metastasio, che strinse con Broschi un'amicizia che durò tutta la vita ed è testimoniata da un interessante carteggio. Riscosse un ottimo successo e le successive esibizioni gli valsero una crescente rapida notorietà.
Nella stagione del Carnevale del 1722 fece il suo esordio in teatro a Roma, cantando, nel mwqaTeatro Alibert, nel dramma per musica "Sofonisba" del bolognese mwqqLuca Antonio Predieri ed nel "Flavio Anicio Olibrio" di Porpora, di nuovo a fianco di mwqgDomenico Gizzi e di Francesco Vitale. Nel 1723 e nel 1724 fu nuovamente a Roma per le trionfali Stagioni di Carnevale, sempre al Teatro Alibert, in produzioni drammatiche di assoluto prestigio: "Adelaide" di Nicola Porpora nel 1723 e "Farnace" di mwqwLeonardo Vinci nel 1724, sempre al fianco del Gizzi. Cantò, negli anni successivi, a mwraRoma, mwrqVienna, mwrgVenezia, mwrwMilano, mwsaBologna.
Le famose sfide di Farinelli
Il pubblico del tempo adorava il mwswvirtuosismo, che nei cantanti consisteva soprattutto nell'esecuzione di variazioni arbitrarie ai brani cantati, in cui l'aspetto della difficoltà tecnica estrema arricchiva la pura espressione dei sentimenti della musica. Erano anche frequenti "duelli" tra musicisti. A Roma Broschi aveva vinto (1722) una sfida contro un trombettista tedesco, sulla tenuta lunga di una nota altissima.
mwvaCharles Burney riprende un racconto di mwvqGiovenale Sacchi a proposito della famosa sfida con il trombettista:
«.. aveva luogo ogni sera una gara tra lui ed un famoso esecutore di tromba che accompagnava con il suo strumento un'aria cantata dal Farinelli. Sembrò sulle prime un'emulazione amichevole, di carattere semplicemente sportivo, fino a che il pubblico incominciò ad interessarsi alla contesa, parteggiando per l'uno o per l'altro; dopo che ognuno, separatamente, ebbe emessa una nota per dar prova della forza dei propri polmoni tentando di superare il rivale in vivacità e in potenza, eseguirono insieme un crescendo e un trillo a distanza di una terza e lo sostennero a lungo mentre il pubblico ne attendeva ansiosamente la fine poiché entrambi sembravano esausti; e infatti il suonatore di tromba, sfinito, cedette, convinto tuttavia che il suo antagonista fosse altrettanto stanco e che tutto si sarebbe concluso in una battaglia senza vincitori né vinti»
A Bologna (1727) sorse la competizione con mwyaAntonio Bernacchi, allora uno dei più importanti castrati della scena mwyqmusicale. In realtà, oltre alla forzatura spettacolare, non vi fu antagonismo personale fra i due, tanto è vero che lo stesso Bernacchi, di una ventina d'anni più anziano, fu ben prodigo di consigli e suggerimenti verso il giovane andriese.
Già a mwywNapoli nel 1725, in occasione della prima rappresentazione del mwzamwzqMarc'Antonio e Cleopatra di mwzgHassecite-ref-burney-6-0[6], era stato notato da mwawJohann Joachim Quantz, che ne aveva magnificato con entusiasmo la purezza di mwbatimbro ed estensione di mwbqscala, la nitidezza di mwbgtrillo e inventiva. La vittoria su Bernacchi, però, incrementò notevolmente la fama di Broschi, la cui attività divenne (per la misura dei tempi) alquanto frenetica.
Nel 1730 Farinelli fu ammesso all'mwcaAccademia Filarmonica di Bologna.
Londra
Nel 1734, Carlo Broschi si trasferì a mweqLondra e cantò presso l'mwegOpera della Nobiltà al mwewLincoln's Inn Fields, che era diretta da Porpora e vedeva mwfaFrancesco Bernardi, detto il mwfqSenesino, come cantante principale. La sua fama era immensa, e i proventi che ottenne nei tre anni in cui soggiornò in mwfgInghilterra superarono le 5.000 sterline. Questi anni, l'apice della sua gloria come artista di scena, furono anche gli anni della cocente rivalità tra i due gruppi teatrali residenti a Londra, quello di mwfwGeorg Friedrich Händel, sostenuto dal re mwgaGiorgio II, e quello di Porpora, sostenuto da mwgqFederico principe di Galles e dalla nobiltà.
La prima apparizione al teatro mwgwLincoln's Inn Fields fu in mwhaArtaserse, di cui la maggior parte delle musiche erano state scritte dal fratello, mwhqRiccardo Broschi. Il successo fu istantaneo. Il principe di Galles e la corte lo accolsero con lodi e onori. Ma nemmeno il contributo di Farinelli portò l'impresa al successo.
Il ventennio a Madrid
Nel 1737, stanco delle incessanti acredini che opponevano i due gruppi teatrali, Farinelli accettò l'invito di mwiaElisabetta Farnese, moglie di mwiqFilippo V di Spagna. Durante il viaggio passò per la mwigFrancia, e cantò per mwiwLuigi XV. Il re spagnolo, che soffriva di nevrastenia e malinconia, aveva abbandonato la vita pubblica, gli affari di Stato e manifestava segni di follia. La regina consorte invitò quindi Farinelli ad esibirsi davanti a suo marito, nella speranza che potesse risvegliarlo dall'apatia. L'episodio è rimasto celebre, e contribuì ad accrescere la leggenda che circondava il cantante. La voce di Farinelli fece un tale effetto su Filippo V, che non volle più separarsi dal cantante. La "terapia" quotidiana consisteva nel far cantare il castrato sempre le stesse otto o nove ariecite-ref-7[7], di cui la prima era "Pallido il sole", dall'Artaserse di mwkaJohann Adolf Hassecite-ref-8[8] Da una stanza diversa da quella del sovrano, le prime volte dalla stanza più lontana e via via sempre più vicina fino ad arrivare dietro la porta, il cantante riuscì a far uscire il sofferente Filippo, lo fece lavare e radere.cite-ref-9[9] Il re gli fece promettere di restare alla corte di Spagna, corrispondendogli uno stipendio di 2000 mwmqducati, con l'unica richiesta di non cantare più in pubblico.
Divenuto mwogcriado familiar dei re di Spagna, il cantante vide la sua importanza crescere con l'ascesa al trono di mwowFerdinando VI di Spagna, che lo nominò mwpacavaliere di Calatrava, un'alta carica, riservata ai gentiluomini che potevano provare la nobiltà e l'antichità delle loro famiglie. Broschi-Farinelli, favorito dal monarca, esercitò sulla corte, e sulla politica, una grande influenza. Gli si devono i primi lavori di bonifica delle rive del mwpqTago, e diresse l'opera di mwpgMadrid e spettacoli reali. Utilizzò il suo potere persuadendo Ferdinando a instaurare un teatro d'opera italiano. Collaborò anche con mwpwDomenico Scarlatti, compatriota napoletano, anch'egli residente in Spagna. Il musicologo mwqaRalph Kirkpatrick afferma che la corrispondenza di Farinelli è la fonte della "maggior parte delle informazioni di prima mano su Scarlatti giunte a noi".
Rispettato da chiunque, sommerso di doni, adulato sia dai diplomatici avversi alla mwqgFrancia, sia da quelli francesi che avrebbero voluto vedere la Spagna firmare il mwqwPatto di famiglia, conservò questa posizione di rilievo fino all'avvento di mwraCarlo III, il quale, probabilmente a causa dell'eccessiva influenza del cantante, lo allontanò nel 1759.
Il ritiro e la morte
Farinelli si ritirò allora a mwrwBologna, e visse nella sontuosa villa che aveva fatto costruire in vista del suo ritiro (fuori Porta Lame, oggi distrutta). Malgrado le numerose visite che vi ricevette (tra cui quelle di mwsaWolfgang Amadeus Mozart, allora adolescente, e di mwsqGiuseppe II d'Austria), Farinelli soffrì fino alla morte di solitudine e di malinconia.
Si spense il 15 luglio 1782cite-ref-10[10], qualche mese dopo il suo amico Metastasio, lasciando una collezione d'arte e di strumenti musicali sfortunatamente dispersa dai suoi eredi, tra cui un mwtwviolino di mwuaAntonio Stradivari. Di lui resta qualche bel ritratto dipinto da mwuqJacopo Amigoni e mwugCorrado Giaquinto, e le lettere ai suoi amici. Malgrado la leggenda, resta un personaggio relativamente misterioso. Agli amici che lo pregavano di redigere le sue memorie, aveva risposto: «Mi basta che si sappia che non ho avuto pregiudizi su nessuno. Che si aggiunga anche il mio dispiacere di non aver potuto fare tutto il bene che mi sarei augurato.» Farinelli fu sepolto nella Chiesa dei Cappuccini sul Monte Calvario (dove è oggi mwuwVilla Revedin), presso mwvaSan Michele in Bosco, come da suo testamento.cite-ref-11[11]
È sepolto nel Chiostro V della mwwgCertosa di Bologna.cite-ref-12[12]
Caratteristiche canore
Farinelli eccelleva sia nel registro leggero che nel registro patetico, cosa che compensava la sua scarsa presenza scenica. Scriveva mwzgCharles Burney nel suo mwzwViaggio musicale in Italia: «Egli non eccelleva soltanto in velocità, ma possedeva le migliori qualità di un grande cantante. Nella sua voce si trovavano riunite la forza, la dolcezza e l'estensione, e nel suo stile la tenerezza, la grazia e l'agilità.» Il suo canto influenzò lo stile delle opere composte in quel periodo. Alle sue qualità artistiche, Farinelli aggiungeva quelle umane. Affabile e modesto malgrado la fama e il talento, di perfetta educazione, seppe guadagnarsi l'affetto del pubblico e la simpatia dei grandi.
Farinelli suonava anche strumenti a tastiera e la mw0qviola d'amore. Occasionalmente componeva: scrisse testo e musica di un mw0gAddio a Londra aria, e un'aria per Ferdinando VI, e una mw0wsonata per tastiera. Possedeva una ricca collezione di clavicembali costruiti nei vari paesi europei, a ciascuno dei quali aveva dato il nome di un celebre pittore: Tiziano, Raffaello, Correggio e così via.cite-ref-13[13]
Per la fenomenale estensione vocale, per la versatilità dimostrata nei vari stili di canto, per l'eccezionale capacità di tenuta dei fiati, per il trascendentale virtuosismo e per le sue doti di attore, Farinelli è ancor oggi ricordato come il più grande cantante nella storia dell'opera lirica.
Centro Studi Farinelli
Nel 1998 si è costituito a Bologna il Centro Studi Farinelli presso l'ex convento dei mw6amonaci celestinicite-ref-15[15], con il proposito di ricordare la figura del grande artista. Tra le iniziative promosse dal Centro Studi si segnala il restauro della tomba alla mw7qCertosa di Bologna (2000) la mostra documentaria mw7gIl Farinelli a Bologna (2001 e 2005), l'inaugurazione del Parco cittadino intestato al Farinelli, nei pressi del luogo dove sorgeva la villa abitata dal celebre cantante (2002), l'organizzazione del Convegno internazionale di studi mw7wIl Farinelli e gli evirati cantori in occasione del 300º anniversario della nascita del Farinelli (2005), la pubblicazione ufficiale mw8aIl fantasma del Farinelli (2005), l'mw8qestumulazione del Farinelli alla Certosa di Bologna (2006).cite-ref-salma-14-1[14] Il progetto di estumulazione è stato promosso dall'antiquario fiorentino mw9gAlberto Bruschi. Responsabile e coordinatore generale del progetto è stato Luigi Verdi, come Segretario del Centro Studi Farinelli. L'antropologa Maria Giovanna Belcastro dell'Università di Bologna, mw9wGino Fornaciari, paleopatologo dell'Università di Pisa e l'ingegnere David Howard della York University sono gli scienziati responsabili dell'analisi dei resti. L'esumazione ha avuto luogo il 12 luglio 2006, la notizia ha avuto larghissimo eco sulla stampa mondiale.
Onorificenze
Cavaliere dell'Ordine Militare di Calatrava (Spagna)
Opere dedicate a Farinelli
Cinema
Nel 1994 fu realizzato dal regista belga mw-qGérard Corbiau un film (mw-gmw-wFarinelli - Voce regina) sulla sua vita, anche se con troppe licenze: al fratello Riccardo è data molta importanza, e il compositore tedesco mwaqaGeorg Friedrich Händel, interpretato da mwaqeJeroen Krabbé, tratteggiato come nemico di Farinelli e figura negativa, nella realtà era semplicemente il direttore musicale della compagnia rivale di quella dell'Opera della Nobiltá in cui si esibiva Farinelli. Il film fu premiato come miglior film straniero ai mwaqiGolden Globe e ricevette una mwaqmnomination agli Oscar. mwaqqStefano Dionisi che interpreta il protagonista recita le battute di dialogo, mentre nelle parti cantate, per riprodurre la particolare voce di un castrato, sono state registrate separatamente le voci di un mwaqusoprano donna, Ewa Małas-Godlewska, e di un mwaqycontrotenore uomo, Derek Lee Ragin, poi mixate con mezzi digitali. La registrazione della musica del film è stata realizzata dal direttore d'orchestra mwaqcChristophe Rousset con la compagnia Les Talents Lyriques.
Musica
Farinelli è protagonista dell'mwaqoomonima opera del 1838 composta da John Barnett su libretto del fratello Charles Zachary. L'opera narra una versione fortemente romanzata del periodo trascorso dal cantante presso Filippo V di Spagna.
Il compositore mwaqwDaniel Auber musicò una biografia del cantante su mwaq0libretto di mwaq4Eugène Scribe; l'opera, intitolata mwaq8mwaraLa part du diable, ebbe il suo debutto a Parigi nel 1843.
Radio
Nel 2006 la Radio Svizzera di lingua italiana - Rete 2 ha realizzato l'originale radiofonico mwarmFarinello di Giorgio Appolonia per la regia di Claudio Laiso, protagonista Alessandro Wagner.
Teatro
Dal 1996 la sua vita è portata in scena con lo spettacolo mwaryQuel delizioso orrore... Farinelli evirato cantore - scritto da Sandro Cappelletto - dalla Compagnia diretta da Rita Peiretti.cite-ref-16[16]
Nel 2015 il dramma mwarwmwar0Farinelli and the King debutta alla mwar4Sam Wanamaker Playhouse del mwar8Globe Theatre; l'opera teatrale, scritta da Claire van Kampen, è incentrata sulla relazione tra il cantante e mwasaFilippo V di Spagna.
Televisione
Un giovane Farinelli all'inizio della propria carriera è uno dei personaggi principali del quarto episodio mwasmPrendi il volo, della prima stagione di mwasqmwasuLa cuoca di Castamar.
Note
cite-note-11. ↑ Sandro Cappelletto, mwaswLa voce perduta - Vita di Farinelli evirato cantore, EDT, 1995, ISBN 8870632237, p. 1 e segg.
cite-note-31. mwatwSandro Cappelletto, mwat0mwat4L'imposizione del nome d'arte: Farinelli, in mwat8La vita perduta: vita di Farinelli, evirato cantore, p.mwaua 6. mwaueURL consultato il 17 agosto 2016.
cite-note-44. ↑ mwauuSandro Cappelletto, mwauymwaucLa sfida col trombettista, in mwaugLa voce perduta: vita di Farinelli, evirato cantore, p.mwauk 14. mwauoURL consultato il 17 agosto 2016.
cite-note-55. ↑ mwau4Giovenale Sacchi, mwau8mwavaVita del Cavaliere don Carlo Broschi, p.mwave 10. mwaviURL consultato il 17 agosto 2016.
cite-note-burney-66. ↑ Charles Burney, mwavyViaggio musicale in Germania e Paesi Bassi; traduzione di Enrico Fubini, Torino: EDT musica, 1986, p. 204, ISBN 88-7063-039-0 (mwavgGoogle libri)
cite-note-88. ↑ Da mwawimwawmBroschi,mwawq pp. 219-220: per l'ambasciatore Keene le arie erano 5, mentre secondo Giovenale Sacchi e Charles Burney quattro: oltre a quella citata, "Per questo dolce amplesso", dalla stessa opera, "Fortunate passate mie pene di mwawuAttilio Ariosti, tratta dalla versione londinese dell'Artaserse del 1734, e "Quell'usignolo che innamorato", dalla Merope di mwawyGeminiano Giacomelli.
cite-note-99. ↑ mwawomwawsmwawwFarinelli e Filippo di Spagna, su mwaw0books.google.it. mwaw4URL consultato il 14 agosto 2016.
cite-note-1010. ↑ La data del 16 settembre, riportata da alcuni autori, pare essere in realtà la data della lettura del testamento (vedi mwaxiEnciclopedia dello Spettacolo).
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cite-note-1212. ↑ mwax4mwax8Storia e Memoria di Bologna.
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Farinelli, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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